martedì 3 marzo 2009

D'ora in poi...

A margine della denuncia cattolica per "omicidio volontario" nei riguardi di Beppino Englaro
di Andrea Ermano
"Signori, da ora comportatevi come se foste già indagati per omicidio", questa la frase con cui l'avvocato Campeis ha avvisato Beppino Englaro, il dott. Amato Del Monte e i sanitari udinesi dopo la firma del protocollo di comportamenti necessari per accompagnare Eluana alla morte.

Questo avveniva alla fine del gennaio scorso, come riferiscono i quotidiani di sabato 28 febbraio 2009, sui quali rimbalza la notizia: un esponente "pro-life" ha presentato la denuncia per "omicidio volontario aggravato" nei riguardi di tutti i firmatari del "protocollo". Secondo le cronache il denunciante dichiara di non avere solo denunciato il padre di Eluana, ma anche di pregare in suo favore.

Rifugge da queste ipocrisie Giuliano Ferrara e attacca a testa bassa il "circo mediatico giudiziario" reo di avere "perseguito per la ragazza il destino dell’eutanasia passiva". Un omicidio sarebbe stato fatto passare per un atto di carità: "In confronto Goebbels era un fanciullino", aggiunge il direttore del Foglio e conclude: "Non ho mai provato un simile schifo in vita mia". E questa sì che è una notizia apocalittica, dato che lo schifo appartiene anzitutto a chi lo percepisce. Davvero non sanno ciò che fanno quei dignitari vaticani e berlusconiani tanto solerti nel censurare il Presidente della Repubblica prendendo in bocca la categoria infuocata dell'assassinio? Ed è verosimile che tutti gli altri sbaglino?!

Sbaglierebbero, nel Caso Eluana, la corte europea dei diritti dell'uomo, la corte costituzionale, la corte di cassazione, i medici, i familiari e gli amici della famiglia. E poi sbaglierebbe anche tutto il resto del mondo giacché in nessun paese civile appare immaginabile una siffatta gazzarra.

Non da oggi assistiamo in Italia le ciclotimie dell'autoritarismo clerico-fascista, rappresentano un fenomeno non nuovo né episodico nel nostro Paese. Dopo la sconfitta del fascismo, Papa Giovanni, aveva avviato con il Concilio Vaticano II un tentativo di riforma, affinché non potesse mai più accadere che la Chiesa di Roma si ritrovasse regolarmente alleata, quando non addirittura ispiratrice, delle forze reazionarie, come era avvenuto varie volte nel corso del tempo, e da ultimo negli anni Trenta con il dilagare del fascismo europeo.

Ma forse allora non è un caso che nel giorno esatto dell'anniversario del Concilio il papa abbia riabilitato i lefebvriani, esponenti dell'estrema destra cattolica.

martedì 24 febbraio 2009

Eppur si muove

di Andrea Ermano
C'era una volta un autorevole economista ed ex parlamentare diessino reduce dal fallimento della Bicamerale, il professor Michele Salvati. Fu costui che lanciò una brillante idea: superare la vecchia fissazione socialdemocratica dentro un contenitore nuovo, leggero, liquido e molto sexy. Correva l'anno 2003 e si scrissero, nero su bianco, delle cose veramente fantastiche sul grande e assolutamente geniale progetto che doveva segnare l'inizio di una New Age italiana, lo spirito di Berlinguer rivestito di panni kennediani a riaprire il nostro famoso laboratorio di eccellenza... un modello per l'Europa e per il mondo intero. Fummo rivisitati dai fantasmi di Cesare e Traiano, Anchise, Enea e della vergine Cammilla, di Eurialo e Turno e Niso che annunciarono l'avvento del Veltro dantesco a riformar l'Italia "tra feltro e feltro".

Non furono avvistati altri pianeti abitati e forse per questo gli entusiasti nella loro Unio Mystica si astennero dal proclamarsi modello d'esportazione anche per i primi della classe nella costellazione Alpha Centauri. Detto fatto, decisero di chiamarlo "Partito Riformista" o qualcosa del genere. Inaugurarono alle europee del 2004 il nuovo veicolo, ma non fu un gran successo. E poi, quando gli eletti giunsero a Strasburgo, furono invitati a compilare i moduli d'iscrizione dei gruppi parlamentari, che rimasero quelli. I rutelliani, sfrattati dal PPI per mano berlusconica, finirono nel gruppo liberale dove vennero risocializzati da Marco Pannella e ne furono un po' scossi. Tutti gli altri restarono semplicemente nel PSE.

Poi arrivò il referendum sulla procreazione assistita e i socialisti di Boselli, percepiti come un inutile fardello laicista, vennero enucleati dal nuovo progetto riformista che assunse allora il nome di "Partito Democratico". In esso i DS con la Margherita convergevano in un processo di autoscioglimento a tappe forzate che eludeva tre nodi fondamentali: 1) l'ancoraggio socialista europeo, 2) la tutela degli interessi dei lavoratori e 3) la salvaguardia della laicità.

Un progetto indefinito in tutte e tre queste dimensioni apparve a molti completamente slegato dalla realtà. Ma il piano inclinato delle ambizioni di potere e delle forzature propagandistiche impedì ogni serio dibattito. Il gruppo dirigente del Pci-Pds-Ds stava conducendo la sinistra italiana al Capolinea, come disse Emanuele Macaluso, esponente storico del Pci, tirando nel 2007 le somme di un dialogo tra sordi: "Chi pensa che la nascita del Pd farà il miracolo, e il sistema politico funzionerà al punto da dare soluzione ai problemi... inganna se stesso e crea le condizioni di un fallimento le cui conseguenze saranno pagate da tutti”. E da queste colonne già un anno prima avevamo scritto, nel nostro piccolo, che se il Pci-Pds-Ds si fosse sciolto nel PD abbandonando l'approdo del socialismo democratico europeo e provocando dunque l'ennesima spaccatura all'interno della sinistra italiana e internazionale, ebbene più o meno questi tre effetti ne sarebbero verosimilmente conseguiti: 1) un notevole spostamento a destra dell'asse politico nel nostro Paese; 2) un sensibile spostamento a destra dell'asse politico europeo; 3) un lieve spostamento a destra dell'asse terrestre. Così avevamo scritto, nel nostro piccolo. E così è stato.

E vabene le primarie del partito nuovo leggero liquido molto sexy... Ma meglio tirare a campare che tirare le cuoia. Perché io preferisco le fatiche del navigar al naufragare dolce che sempre quest'orizzonte chiude tra il dire e il fare. Oplà, dire fare baciare lettera testamento. E fu così che il reggente colmò rapidamente la vacanza del leader divertente. Sette giorni netti. Un record.

Scherzi a parte, chapeau. E Franceschini non ha nemmeno eluso i nodi politici di cui dicevamo. "In Europa", ha detto, "non potremo mai stare in un luogo in cui non ci siano i socialisti europei". E ha aggiunto che il PD si batterà per l'unità sindacale e che "per tutti noi è inviolabile il principio sacro della laicità dello Stato".

A conclusione del suo discorso ha assunto questo impegno: ''Se mi eleggerete segretario il mio primo atto domani sarà a Ferrara. E, di fronte al castello Estense dove in una lunga notte del 1943 furono trucidati dalle squadre fasciste tredici cittadini innocenti e furono lasciati per ore sulle strade della città, perché li vedessero tutti, anche i ragazzi che andavano a scuola... Chiederò a mio padre, che ha 87 anni ed è stato un partigiano, di portare la sua vecchia copia della Costituzione Italiana e le giurerò fedeltà''.

Se son rose... Quanto all'alleanza con il PSE la verifica si avrà a breve. Quanto invece alla Costituzione – che afferma essere la Repubblica fondata sul lavoro (Art. 1) e dichiara l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge senza distinzione di religione o di opinioni politiche (Art. 3) -- vedremo se Franceschini saprà tener fermo il timone del PD rispetto alle stelle fisse del lavoro e della laicità. Per lo meno in merito a quest'ultimo punto, può contare su precedenti d'eccezione nei due maggiori leader del cattolicesimo democratico italiano, Luigi Sturzo e Alcide De Gasperi.

E però Dario Franceschini gode di un vantaggio rispetto ad essi: capeggia una forza politica non-democristiana. In altre parole: la sua base condivide per lo più il sistema di valori del riformismo europeo. Questo è un dato di fatto piuttosto consolidato, che si combina con questo leader che ha assunto questi impegni di antifascismo, laicità e laburismo... Ironia della storia, forse siamo di fronte a una costellazione effettivamente nuova, quanto meno per il nostro Paese, quanto meno nel suo secondo Dopoguerra.

Il sito del PD con il dicorso de suo neo-segretario:
http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=72295

martedì 10 febbraio 2009

Diktat bioetico per maggiordomi ?

Il Cavaliere e la Curia hanno sfidato il Capo dello Stato con conseguenze che nessun commentatore è in grado di ponderare. Resta da vedere come reagiranno il parlamento e il popolo italiano al più eclatante azzardo istituzionale dell'intera storia repubblicana. di Andrea Ermano

Immaginate di servire come cameriere in un locale e di veder entrare un Deputato o un Senatore della Repubblica. Avrete di che meditare. Non rischiano in fondo i parlamentari italiani di fare la figura, se non proprio dei camerieri, quanto meno dei maggiordomi? Maggiordomi e non camerieri, perché ricevono stipendi migliori. E ciò sia detto - absit iniuria - con tutto il dovuto rispetto per i camerieri, per i maggiordomi e naturalmente anche per i nostri parlamentari.

Di fatto, però, tra i banchi del Parlamento italiano vige oggi la legge del bancone di mescita: se servi troppo spesso un bicchiere di vin bianco quando te ne ordinano uno di rosso (o viceversa), vieni licenziato. Allo stesso modo un parlamentare, se preme il bottone verde anziché quello rosso (o viceversa), contraddicendo alle indicazioni del partito, non è ricandidabile oppure lo è ma in fondo al listone e quindi senza speranze di elezione.

La Costituzione nata dalla Resistenza parlerebbe di elezione senza vincoli di mandato, ma il condizionale è d'obbligo. E l'Italia è diventata una repubblica fondata sul Governo, che può catapultare in Parlamento decreti à discretion, o disegni di legge con procedura eventualmente urgente e corsia preferenziale, intimando che li si approvi a tambur battente, anche a colpi di fiducia.

E veniamo al caso Englaro.
Per Berlusconi Eluana «è una persona viva, respira in modo autonomo, le cui cellule cerebrali sono vive e mandano anche segnali elettrici. Una persona che potrebbe, per ipotesi, anche avere un figlio».

Giudicate voi. Questa è l'argomentazione bio-etica sulla base della quale il Cavaliere ha deciso di ricorrere alla decretazione d'urgenza, nonostante il preavviso negativo del Presidente della Repubblica.

L'urgenza di una legge si giustificherebbe in base alla necessità di salvare una vita innocente, dice il Cavaliere.
Ma Eluana è in un letto d'ospedale da diciassette anni, durante i quali il Parlamento non ha mai, nemmeno una volta, dedicato al tema del "testamento biologico" cinque minuti di dibattito legislativo.

I medici dicono che Eluana versa in uno "stato vegetativo persistente", noto anche come "morte corticale". In questi casi una riemersione nelle prime settimane è possibile e comporta buone probabilità di ripresa della coscienza. Dopo un anno, la possibilità che un paziente in stato vegetativo persistente riguadagni la coscienza risultano assai più scarse e comportano comunque importanti disabilità. Purtroppo, con l'aumentare del tempo le chance diminuiscono fino a scomparire del tutto.

Da quattordici anni i medici ritengono che la "morte corticale" di Eluana sia divenuta irreversibile. "Irreversibile" significa che non sussistono più i presupposti per un risveglio alla coscienza.

Il premier ha detto però di ritenere che la paziente potrebbe ancora riacquistare la coscienza. Ha parlato di "cellule cerebrali vive". E ha usato anche espressioni un po' così. Visto che non crede né ai medici né ai tribunali italiani, il presidente del Consiglio potrebbe aderire all'invito rivoltogli da Beppino Englaro "da padre a padre" affinché egli possa accertarsi in modo diretto delle reali condizioni in cui versa la donna.

Intervenendo proprio su questo tema, un grande luminare della medicina come Umberto Veronesi scrive: "Pensiamo a Terry Schiavo, il caso americano che ha infiammato le cronache internazionali perché, dopo grandi polemiche, la sua vita artificiale fu interrotta... Ebbene, all'autopsia, il cervello di Terry è risultato completamente devastato. Per cui è dimostrato che la ragazza non vedeva, non sentiva, non provava né fame né sete, né null'altro".

Se questo è il triste quadro clinico, cessare l'accanimento terapeutico sembrerebbe un atto di pietà. Non si comprende perché taluni cardinali parlino addirittura di "assassinio" e di violazione dell'umana dignità. Tanto più che la Corte europea per i diritti dell'uomo ha respinto le richieste di varie associazioni filo-vaticane considerando tali richieste "irricevibili" in quanto "i ricorrenti non hanno alcun legame diretto" con la paziente.

Aderendo invece alle richieste del padre, Beppino Englaro, l'ordine giudiziario italiano ha ritenuto "soddisfatti" entrambi i presupposti necessari per poter autorizzare l'interruzione dell'alimentazione artificiale nel caso in questione. I presupposti sono: 1) che «la condizione di stato vegetativo sia irreversibile e non vi sia alcun fondamento medico, secondo gli standard scientifici riconosciuti a livello internazionale, che lasci supporre la benché minima possibilità di un qualche recupero della coscienza», e che 2) sia provato in maniera chiara, univoca e convincente che il paziente, prima di perdere lo stato di coscienza, sarebbe stato contrario alla continuazione delle cure.

Stando così le cose, ci si chiede per quale ragione i nostri governanti (e il Vaticano) ritengano inattendibili i responsi delle corti d'Appello, di Cassazione e Costituzionale, oltre che le diagnosi mediche e la valutazione, si immagina molto sofferta, degli stessi genitori di Eluana.

Se il Govenro italiano o magari anche la Curia vaticana porteranno dinanzi all'opinione pubblica delle ragioni chiare circa le potenzialità di guarigione di Eluana, li ringrazieremo. Se non saranno in grado di farlo, dovrebbero forse iniziare a prepararsi a chiedere scusa, anzitutto a Beppino Englaro e alla sua famiglia.

Dal Quirinale, parecchie decine di metri sopra il livello del mare, ma anche sopra il livello di Palazzo Chigi e dei sacri palazzi romani, è giunta la seguente bocciatura: «Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha preso atto con rammarico della deliberazione da parte del Consiglio dei Ministri del decreto-legge relativo al caso Englaro. Avendo verificato che il testo approvato non supera le obiezioni di incostituzionalità da lui tempestivamente rappresentate e motivate, il Presidente ritiene di non poter procedere alla emanazione del decreto».

Inutile elencare qui le accuse fuoriuscite dalla bocca di Berlusconi: contro la Costituzione "sovietica", contro il presidente della Repubblica ecc.

Il capo dell'opposizione, Walter Veltroni, ritiene che il presidente del Consiglio abbia voluto "deliberatamente creare un incidente istituzionale". In effetti, Berlusconi e il segretario di Stato vaticano conoscevano entrambi il pensiero di Napolitano, che è il rappresentante di tutti e non il passacarte di qualcuno. Ma ormai il Cavaliere e la Curia hanno sfidato il Quirinale, con conseguenze che nessun commentatore è ancora in grado di ponderare.

Fin qui a grandi linee il caso Eluana. Che dire ancora?
Ritorniamo alla figura del maggiordomo. L'uso della decretazione d'urgenza è ormai giunto a tal punto che quasi tutte le leggi italiane vengono di fatto avallate dal potere legislativo sotto dettatura del potere esecutivo. I parlamentari si fanno maggiordomi delle segreterie. E il legislativo rischia di diventare il cameriere dell'esecutivo, ma quel che è peggio lo Stato italiano si ancella della Chiesa cattolica.

Ora che il Presidente della Repubblica ha negato la firma e il Presidente della Camera ha parlato di "grave errore" del governo, non resta che vedere come reagiranno il parlamento e il popolo al più eclatante azzardo istituzionale dell'intera

mercoledì 28 gennaio 2009

Cosmopolis o della Speranza

di Andrea Ermano  
 
La civiltà ellenistica, fondata da Alessandro il Grande, sortì effetti d'immensa portata: la genesi dell'Impero romano, la nascita del Cristianesimo e alla fine dei conti l'emergere dell'Occidente come attore di una mondializzazione che iniziò, a ben vedere, ventitré secoli fa e che costituisce dunque un fenomeno non solo caratterizzato dalla scienza-tecnica moderna, ma anche venato profondamente d'implicazioni etico-giuridico-culturali oltre che economiche e politiche.
    Se i trionfi di Alessandro costituiscono un fatto assiale della storia umana, il fatto cosmopolitico più rilevante, da Alessandro ai giorni nostri, è dato in tutta verosimiglianza dall'elezione di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti.
    Pronuncio questa tesi, che suona un po' folle al mio stesso orecchio, senza sottenderle alcunché di trionfale e men che meno di trionfalistico. Perché, se Alessandro simboleggiò l'impulso costituente della Cosmopolis, ossia di un lungo processo storico, per altro travagliatissimo, che però in modo abbastanza consapevole puntava fin dall'inizio all'unificazione sub lege dell'intero genere umano... E se quell'impulso resta ampiamente attuale nell'era contemporanea... Se questo fu e resta Alessandro nella sua gigantesca significanza, ebbene l'enorme rilievo cosmopolita della vittoria presidenziale di Barak Obama appare invece di tutt'altro segno: non trionfale, dicevo, e anzi altamente drammatico, perché legato a doppio filo all'interrogazione dell'umanità rispetto al proprio futuro, incertissimo.
    Il maestro del maestro d'Alessandro disse che dove c'è un sommo pericolo, là c'è anche una grande speranza. Quest'antica sapienza platonica fotografa il clima attuale: la nostra disperazione, e quindi la nostra speranza.
    Il significato cosmopolitico di Barack Obama appare drammaticamente unico perché proporzionale alla risonanza che quest'elezione statunitense ha incontrato nelle menti e nei cuori di miliardi di persone come noi: persone che intuiscono le sfide di fronte alle quali siamo tutti interpellati, e di fronte alle quali vediamo soprattutto convocate le generazioni dei nostri figli. 
    I nodi climatici, demografici, alimentari e strategici -- ben noti a qualunque persona mediamente informata -- risultano tematizzati in modo esplicito nel discorso d'investitura tenuto dal neopresidente il 20 gennaio ma sono implicitamente presenti nell'opinione pubblica mondiale che guarda a lui con trepidazione e attesa.
 
  Sappiamo e non possiamo fingere d'ignorare che il surriscaldamento climatico e l'incremento demografico possono scatenare gravissime crisi alimentari che indurrebbero moti migratori di inaudite dimensioni, i quali rischierebbero di produrre sul piano strategico una catena terribile di conflitti.
    Potrebbe profilarsi all'orizzonte uno stato d'eccezione globale, tema sul quale alcuni tra i più profondi pensatori contemporanei riflettono per altro da vario tempo (mentre tanta parte delle cosiddette classi dirigenti sembra persa in giochi di palazzo che a definirli frivoli sembrerebbe d'elogiarli).
    Tutti possiamo comprendere la necessità di affrontare queste emergenze governandole nella pace e nel consenso, ma non si conosce ancora chi abbia escogitato la ricetta per metter in piedi un governo buono e pacifico del mondo, e questo nel breve volgere di qualche lustro.
    Si parla, giustamente, delle tecnologie decisionali e dei percorsi politico-istituzionali sviluppati nell'Unione Europea durante il secondo dopoguerra: su questa falsariga i politologi immaginano in che modo dovrebbe evolversi un'ONU auspicabilmente in crescita sul piano dell'efficacia cosmopolita. Ma è chiaro che non basta, e che occorreranno progettazioni nuove, non ancora alle viste. E che, dettaglio non trascurabile, andrebbero tradotte in opere e giorni.
    Nondimeno ognuno è ben in grado d'intuire perché la salvezza dipenda da un'azione cosmopolitica di governo fondata sul consenso ampio e non sull'arbitrio liberista né sul fanatismo identitario o sull'attivismo militare.
    In questo quadro, preoccupava alquanto che il paese leader dell'Occidente dopo l'Undici settembre sembrasse come caduto in una nevrosi traumatica fatta di furore ideologico e di sonno della ragione, con un'inenarrabile seguito d'accuse alla "vecchia Europa", di assurdi vaniloqui marzialeggianti e di pretese gigantomachie puntualmente risoltesi in un marasma babilonese.
    Ma che si poteva escogitare senza (se non addirittura contro) gli Stati Uniti?
    Si sono così dissipati anni preziosi a seminar tempeste, laddove la potenza militare, la preminenza tecnologica e la prevaricazione economica non possono darci la Cosmopolis dalla quale pare dipendere il futuro umano.
    Ecco, è sullo sfondo di questo americanismo plumbeo e preoccupante, perché profondamente perturbato dal trauma delle Twin Towers, che può comprendersi appieno la novità: quel sentimento di "grande emozione" cui ha dato voce Giorgio Napolitano nel commentare a caldo il discorso d'investitura di Obama: "Per chi come me ha vissuto più di 50 anni nella politica e nelle istituzioni", così il Presidente della Repubblica, "è stato un segno di straordinario incoraggiamento e fiducia nell'avvenire della politica."
    Sì, Barak Obama ha evocato una grande emozione politica globale. Ha potuto farlo perché la sua ascesa alla Casa Bianca spezza l'incantesimo imposto dal terrore fondamentalista e dal contro-fondamentalismo liberista armato.
    Di fronte a una folla di due milioni di cittadini e all'opinione pubblica mondiale il presidente Obama ha ammonito la nazione americana, la sua nazione, con queste parole di verità: "Non basta il nostro potere da solo a proteggerci né esso ci concede il diritto di fare quel vogliamo".  E ha aggiunto: "Non chiediamo scusa per il nostro modello di vita né esiteremo a difenderlo… Ma quel che ci fa progredire è la gentilezza d'ospitare uno straniero nel diluvio e il sacrificio degli operai per salvare il lavoro di un loro amico".
    Ora, non si tratta di firmare cambiali in bianco, però si tratta di parole che ridanno alle donne e agli uomini di buona volontà una qualche speranza. Non è preferibile alla paura?

lunedì 17 novembre 2008

CENTRO ESTERO

L'Avvenire dei lavoratori / Quaderno doppio 2008.1-2
Esce mercoledì prossimo il nuovo quaderno trimestale dell'ADL. Si tratta di un quaderno doppio, di 200 pagine, particolarmente denso e ricco di materiali storici, riflessioni politiche e testi letterari.

Il nuovo quaderno dell'ADL "su carta" propone all'attenzione delle lettrici e dei lettori un'ampia sezione storiografica, dedicata alla tematica del "Centro estero" con un saggio di Stefano Merli che ricostruisce l'attività di rifondazione intellettuale e morale del socialismo italiano svolta da Ignazio Silone quando egli dal 1941 al 1944 accettò di assumere la guida del Centro estero, trasferitosi a Zurigo dopo l'occupazione nazista della Francia.

Le trascrizioni dei due interventi di Filippo Turati al Congresso di Livorno offrono alcuni spunti di riflessione aggiuntivi sulla tematica delle cicliche crisi organizzative del Psi, tematica cui è imprerniato per inciso anche l'editoriale di questo nuovo ADL.

La seconda metà del volume, riservata alla sezione "Politica, economia e cultura", è inaugurata da un intervento di Paolo Bagnoli sulla necessità di salvare l'idea stessa di "sinistra" in Italia, senza la quale la parola socialismo perde il suo senso proprio.

Segue Felice Besostri con un'appassionante discussione del saggio di Raffaele Simone "Il mondo è di destra?". Si tratta della prima parte di un saggio più ampio cui Besostri sta lavorando nell'intento di chiarificare le ragioni del socialismo italiano, nonostante l'anatema che sembra incombere nel nostro Paese sulla questione socialista.

Nelle pagine della cultura Mario Barino traccia un primo bilancio degli "Incontri letterari del Cooperativo" introducendo due preziosi testi inediti e ricordando la nascita per iniziativa di Franco Facchini e Pietro de Marchi di questa iniziativa a sostegno della lingua e della letteratura italiana fuori d'Italia.

Il primo testo pubblicato è "Per resuscitare i morti" di Laura Pariani, una delle maggiori scrittrici italiane contemporanee, che qui tratteggia in modo scanzonato e affettuoso le impressioni raccolte al Cooperativo di Zurigo dopo l'incontro letterario che l'ha vista protagonista in una memorabile serata del 2006.

Il secondo testo è "Cara Clarissa" di Silvia Ricci Lempen, protagonista di una matinée letteraria tenutasi nel maggio scorso. Romana di nascita e losannese d'adozione, Ricci Lempen ha un ragguardevole cursus honorum in lingua francese. In "Cara Clarissa - possibile inizio di un romanzo in lingua italiana" inizia magistralmente un suo percorso di riappropriazione della lingua madre.

Alcune osservazioni di carattere filosofico sono esposte quindi da Andrea Ermano a margine del confronto sul fascismo in corso all'interno del mondo cattolico, ma non solo in esso.

Suggella il volume il "Coro di deportati" di Franco Fortini, poesia apparsa per la prima volta sull'ADL del 15.4.1944.
Il Sommario
del nuovo quaderno ADL
I - Centro estero

    • Editoriale
    • Stefano Merli, Il laboratorio socialista de L'Avvenire dei Lavoratori
    • Filippo Turati, Compagni amici, e compagni avversari; non voglio, non debbo dire nemici
    • Filippo Turati, Una convergenza dovrà ricongiungerci tutti quanti in una azione comune

II - Politica, economia e cultura

    • Paolo Bagnoli, I socialisti e la sinistra italiana
    • Felice Besostri, Il mondo va a destra?
    • Mario Barino, I nostri "incontri" tra poeti, scrittrici e testi inediti
    • Laura Pariani, Per resuscitare i morti
    • Silvia Ricci Lempen, Cara Clarissa
    • Andrea Ermano, Il dibattito intorno al fascismo
    • Stanzetta lirica - Fanco Fortini, Coro di deportati

L'Avvenire dei lavoratori
Quaderno doppio 2008.1-2

Pagine 200, CHF 20.00, Euro 14.00
Qui sopra la copertina del nuovo quaderno dell'ADL sulla quale campeggia un'immagine di Ignazio Silone (1900-1978), che dal 1941 al 1944 diresse il Centro estero socialista.