mercoledì 23 aprile 2008

Ma il tono soft dell'uomo loft stavolta non basterà...

di PAOLO BAGNOLI *)
Nella sua lunga storia tanti sono stati i momenti difficili che la sinistra italiana ha dovuto affrontare. Pietro Nenni soleva dire che "quando tutto sembra perduto c’è sempre una cosa che si può ancora fare perché l’umanità non muore. "

Queste parole ci battono in testa in queste ore che segnano un altro dei tanti momenti difficili della sinistra italiana;un qualcosa di impensabile nelle dimensioni e nei modi con i quali esso si è realizzato perchè chi mai avrebbe pensato che un giorno né socialisti né comunisti sarebbero stati presenti in Parlamento.

La cosa deve essere seriamente valutata;questa volta non bastano né le autocritiche né le dimissioni; la ripartenza, per chi vuole ripartire e non capitolare alla necessità del Pd, non può avvenire nei metodi usuali: aspettando che coloro che hanno condotto alla sconfitta rimangano in attesa che passi la nottata: ora è scoccato il momento delle idee forti e della credibilità, le alchimie, le furberie, le sottigliezze sono ripieghi italici che il voto si è portato via. Ora occorrono uomini all’altezza dell’ideale, ma occorre che esso sia chiaro, distinto, netto e accenda la voglia di lottare.

Per che cosa? In primo luogo per la democrazia poiché questo è il compito del socialismo.
La nascita del Pd ha determinato terremoti dalle lunghe onde di assestamento. Nato sulla sbandierata convinzione che il socialismo è morto e la sinistra finita, ha cominciato ad uccidere il proprio genitore, vale a dire il governo Prodi e poi, polarizzando lo scontro con Berlusconi, ha non solo perso e male, ma ha fatto a Berlusconi quello che può essere considerato il regalo a lui più gradito: cancellare la sinistra dal Parlamento della Repubblica.

Dicevamo che ha perso male: in effetti il 33,17% raccolto da Veltroni inglobando i radicali è ben poco più rispetto al risultato a suo tempo raccolto dall’Ulivo senza radicali, circa il 31,27%: solo che, mentre l’Ulivo, insieme alla sinistra era riuscito a vincere Berlusconi ora il Pd ha vinto un’opposizione netta. Al di là delle ciance messe in giro sulla straordinaria rimonta, sul fatto che al nord-est si sarebbe sfondato perché c’era una forte candidatura come quella di Calearo ed altre simili amenità, Berlusconi ha vinto con un margine che non lascia equivoci in proposito. L’aveva detto che sarebbe andata così, ma non era stato creduto, visto che non sempre è uomo di verità: questa volta, invece, è stato di parola. Bisogna riconoscerlo.

Le dichiarazioni di prammatica e il tono soft dell’uomo del loft non sono riuscite a nascondere il fallimento di un progetto politico. Non è un caso che, per consegnarsi alla stampa, Veltroni abbia voluto con sé, sul palco, tutto lo stato maggiore del partito, quasi ad ammonirlo (simul stabunt simul cadunt). Ma già si colgono i segnali della nascente polemica interna: le dimissioni di prodi, il PD del nord, ecc.

Altro che americanizzazione del sistema politico italiano, come si è affannato a ripetere un Bertinotti distrutto di fronte alle telecamere, apertamente dichiaratosi colpevole per il distacco dalla classe operaia. Ma anche – aggiungiamo noi – per non aver sostituito il consenso operaio con quello della aristocrazia, della finanza e pure, sembra, di qualche alto prelato, che a sentire il suo amico Mario D’Urso egli avrebbe sicuramente raccolto “comiziando" con bon ton in esclusivi salotti romani e non solo.

Altro che americanizzazione del sistema: un giudizio negativo che, pur con tutte le sue colpe, gli Stati Uniti non si meritano. Qui siamo solo allo stravolgimento involutivo dell'anomalia italiana. E al soffocamento ricercato e perseguito del pluralismo. Un tale quadro non ci conferma nell’uscita dalla transizione, ché essa anzi si è involuta nel vizio assurdo del personalismo populistico e nel ricercare quello che, nella nostra storia, si presenta sempre nei momenti acuti di crisi: ossia il domatore che impugna la frusta e prende in mano la situazione riducendo tutto a se stesso.

Le recenti elezioni non consegnano alla storia solo i vincitori ed i perdenti, ma anche i cancellati. E’ il caso dei socialisti di Boselli e dei comunisti di Bertinotti. Ma per i primi il problema è ben più complesso che per i secondi considerato che il muro di Berlino è caduto nell’89 mentre il socialismo in Europa vive e vince, come anche recentemente in Spagna.

Nel Parlamento del Paese i socialisti erano entrati per la prima volta, con Andrea Costa, poco più di cent'anni or sono, nel 1902. Nessuno potrà dire che la democrazia italiana sia da oggi più ricca. Le "innovazioni" istituzionali e politiche realizzate non fanno l’Italia più vicina alle grandi democrazie. Questo bipartitismo personalizzato persevera un’anomalia e non ne configura la risoluzione.

In Europa vi sono solide democrazie in cui sono assenti i comunisti. Ma in ognuna di esse vi è una forza socialista. Aggiungiamo anche che l’esperienza del Psi scomparso nel 1994 non era sicuramente paragonabile a quella del laburismo inglese o della Spd tedesca, ma da poco più di due secoli il socialismo, con le sue lotte e le sue conquiste, rappresenta una grande forza culturale, sociale e politica del movimento democratico, anche nel nostro Paese.

Oggi il cordone ombelicale con la rappresentanza politico-parlamentare si è rotto; era da ingenui aspettarsi dalla Costituente socialista una ripresa impetuosa. Tuttavia, che i socialisti di oggi – quelli raccolti, appunto, nella Costituente – sarebbero andati peggio dello Sdi che ne costituisce il perno, era inimmaginabile, ma la dice lunga pure sul fatto che una rinascita vera del socialismo possa verificarsi continuando a ruotare attorno al partito di Enrico Boselli.

Se il socialismo vorrà continuare ad essere presente nella vita italiana occorre non tanto prendersela con Walter Veltroni che non ha voluto ammettere il Ps alla mensa del Pd; lasciamo agli oppositori UDC del centro-destra rimproverare al loft la forte polarizzazione che ha favorito, obbiettivamente, il Pdl e la Lega. E' vero, nella tenaglia i socialisti sono stati annientati e l’Arcobaleno spiumato inesorabilmente, a favore del Pd. E' vero, questi voti "utili" non sono serviti a contrastare la vittoria a Berlusconi. Ma ad ognuno le proprie responsabilità.

In un quadro pesantemente drammatico per la sinistra italiana, i socialisti devono guardare dentro se stessi, e soprattutto nel profondo di una società smarrita ed impaurita che chiede certezza e concretezza anche a fronte di una globalizzazione che induce più timori che opportunità. Questo dice il risultato della Lega.

I socialisti, al di là dei temi che sono loro propri, devono dare una risposta di sinistra riformatrice e cioè di governo, intercettando motivi ideali, economici, sociali e civili del Paese in cui agiscono. Devono disegnare la loro idea di Paese con profilo netto e con un senso marcato di innovazione politica. Devono agire con umiltà e capacità di radicamento popolare.

I socialisti possono ripartire se si pongono al livello della situazione non solo nell’ottica di riaccendere una fiammella, ma di iniziare un cammino, forse lunghissimo, per costruire, ricostruendo, una sinistra quale mai abbiamo avuto.

Ci auguriamo che di ciò si rendano conto quanti, comunisti o meno, vogliono ridare all’Italia una sinistra all’altezza della propria tradizione, del proprio nome e di quanto le compete a fronte dell’aspra crisi democratica che sta incistando l’Italia.

*) Ordinario Dottrine Politiche all'Università di Firenze, direttore dell'Istituto Storico della Resistenza in Toscana, già senatore della Repubblica nelle fila del PSI

venerdì 29 febbraio 2008

TURCI A PROPOSITO DEL "RIFORMISTA"

“Il cambiamento annunciato a il Riformista comporta la chiusura di una delle poche, anzi dell’unica, voce fra i quotidiani italiani impegnata sul fronte del socialismo liberaldemocratico”. Lo afferma il deputato del Partito socialista Lanfranco Turci. “E' un segno preoccupante della normalizzazione che si cercherà di imporre dopo le elezioni su un terreno di comune gradimento ai due partiti piglia tutto che si stanno costruendo nel corso di questa campagna elettorale: Pd e Pdl. E' una sferzata per tutte le forze socialiste, laiche e liberaldemocratiche – conclude l’esponente socialista - che ci impegna a moltiplicare gli sforzi in questa campagna elettorale e a pensare seriamente alla forza nuova del socialismo italiano che dovremo costruire dopo le elezioni, comunque esse vadano”.


Caro Turci, lasciaci ricordare che l'ADL, durante il ventennio, ha pubblicato l'Avanti! parigino di Nenni, Saragat e tant'altri. Non sarebbe la prima volta che l'Italia resta senza una voce specificamente socialista. Questo è il dato storico da cui partire nella necessaria riflessione. - La red dell'ADL

venerdì 22 febbraio 2008

Un punto di riferimento

di Andrea Ermano

Per l'Italia che ho lasciato per ragioni di studio io provo la stessa nostalgia di cui parla più sotto Renzo Balmelli in rapporto al sogno caraibico. Sono nato nella seconda metà degli anni Cinquanta. Sono cresciuto nel Belpaese ai tempi della "dolce vita" e ho fatto le scuole all'epoca del movimento operaio e studentesco. Risiedo all'estero da trent'anni. Non ho dovuto subire né la violenza degli "anni di piombo" né l'insostenibile leggerezza di quelli della "Milano da bere" né le vessazioni partitocratiche successive. Non ho interessi da difendere, se non ideali e affettivi. Come altri connazionali all'estero, seguo per passione civile le vicende del mio Paese. E adesso, in questo preciso istante, provo disagio perché penso alla prossima tornata elettorale, entrata nel tritacarne di forze scatenate e opache. Opache anche a sinistra, come mostra bene Felice Besostri nel seguito.

Mi metto nei panni dei miei concittadini in Italia, di chi si troverà a scegliere tra listoni bloccati e anche abbastanza eterogenei. Una gran maggioranza della Camera potrebbe andare al Pdl, contraddetta magari al Senato da una ingestibilità sempre in agguato se tutte le altre foze faranno dei buoni risultati a livello regionale, chi qua, chi là. Comunque sia, il responso delle urne volta verrà trattato anche questa nei palazzi del potere secondo prevalenti convenienze del potere. Sta lì a dimostrarlo il triste destino della laicità (che è la pari dignità dei cittadini "senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali"). Ma ben oltre questo tema scottante, il popolo di sinistra si chiede quale specifico ancoraggio al mondo del lavoro e alla dimensione politica europea venga "messo in programma" dalle tre forze politiche dell'ex centro-sinistra che, a quanto pare, non stipuleranno apparentamenti elettorali tra loro. Queste forze sono: 1) la galassia PD di Veltroni, 2) l'alleanza Arcobaleno di Bertinotti e 3) il piccolo Partito Socialista di Boselli.

L'unico orizzonte possibile per un'Italia cosmopolita è dato a sinsitra dalla famiglia socialista europea. E l'unica una forza politica a dirlo è a rischio di esclusione dal Parlamento. Forse, il Partito Socialista attendeva la graziosa concessione di qualcuno. Non è arrivata. E adesso il Partito Socialista si ritrova in gravi ambasce. Avrebbe fatto meglio ad ascoltare Spini quando proponeva il dialogo con Bertinotti sul "socialismo del XXI secolo"? Non necessariamente. Ma certo è che la Costituente socialista avrebbe potuto puntare a una semplice alleanza di sinistra, partendo dal valore comune della laicità. Così non è stato. Pazienza.

Qualche esponente dell'ex SDI lamenta di non avere ricevuto da Veltroni la stessa proposta avanzata invece a Di Pietro, il quale manterrà simboli e bandiere in campagna elettorale, avendo però assunto l'impegno solenne di entrare a far parte, insieme al PD, dello stesso gruppo nel nuovo Parlamento. Si tratta, come chiarisce Piero Fassino di un processo di confluenza politico-organizzativa del l'IDV nel PD. E' questo quel che vogliono i socialisti di Boselli? Chi reclama il simbolo della rosa rossa fino ad aprile per entrare poi nelle fila veltroniane a maggio, poteva farlo prima: come Benvenuto, Del Turco, Amato e altri autorevoli esponenti del vecchio Psi che sostengono il progetto di "riunire tutti i riformismi" sotto un unico tetto democrat.

Bella frase, quella dei riformismi. Ma che cosa significa se non si dice poi come ci si colloca rispetto al Socialismo Europeo, al Lavoro e al Vaticano? Fuor di Palazzo, nella realtà, tra gli adulti, si tratta di tre temi politicamente ineludibili. Ma in Italia forse non se ne parla con franchezza per ragioni tattiche. Forse nel nostro Paese questi tre temi stanno diventando se non proprio "tabù", quanto meno degli argomenti, come dire, "per adulti": da non diffondere in Tv durante le fasce protette. E Veltroni, leader politico molto attento alla cura del consenso, evita di affrontare questi temi in modo troppo spericolato. Lo si può comprendere. Ma intanto nulla è chiaro.

Quel che si dice non corrisponde molto né a quel che si pensa né a quel che si fa. Così vanno le cose oggi in Italia. E invece occorrebbe, soprattutto nel nostro Paese, una politica coerente per pensiero, programma e azione. Dopodiché può anche darsi che a tempo debito i rapporti con la famiglia del Socialismo Europeo, con il movimento operaio e sindacale e con la bulimia vaticana verranno ben definiti dal PD. Può darsi che ciò avverrà con generale soddisfazione di tutti o quasi, eccetto De Mita. Ma la coerenza è e resta un'altra cosa, soprattutto se e quando per le proprie idee e convinzioni c'è un prezzo da pagare.

Anche perciò la Costituente socialista, nonostante una rappresentanza parlamentare palesemente a rischio (soprattutto a causa di un sistema elettorale iniquo), resta a nostro giudizio un fondamentale punto di riferimento politico per il nostro Paese.