giovedì 26 marzo 2009

Piccolo  convivio per una grande Idea

di Andrea Ermano

QUALCHE GIORNO FA, il 18 marzo 2009, il Coopi di Zurigo è entrato nel suo 105° anno di attività. Pietro Nenni disse che questa vecchia istituzione di migranti ed esuli rimase sempre, durante tutto il ventennio fascista, un punto di riferimento per chi si batté contro il regime.

    Ma la guerra al fascismo, prima in Spagna e poi in Italia, non ha rappresentato l'unico capitolo di una lunga storia. Prima ci fu l'opposizione alla grande guerra, il Manifesto di Zimmerwald, e prima ancora l'organizzazione germinale del sindacato di lingua italiana in Svizzera.

    Il Coopi, o in extenso la "Società Cooperativa Italiana Zurigo", nasce in effetti come luogo di focose riunioni sindacali, promosso dai socialisti italiani Armuzzi, Biagini, Dezza, Lezzi e Malpeli. I socialisti vi collocheranno la redazione della loro storica testata, L'Avvenire dei lavoratori, che nel 1905 è anche l'organo dell'Unione Sindacale Svizzera. E nel secondo Dopoguerrà sarà proprio il presidente socialista dell'Unione Sindacale Svizzera, Ezio Canonica, a condurre dal Coopi una grande campagna contro il razzismo e la xenofobia. Una lotta che giungerà a termine nei primi anni Settanta con la sconfitta di Schwarzenbach e delle sue iniziative anti-stranieri.

    La fondazione del sindacato, la lotta pacifista contro la prima guerra mondiale, la lotta al fascismo durante il ventennio, la battaglia contro la xenofobia e l'impegno di questi unltimi tempi amari per una sinistra laica e socialista di stampo europeo -- ciascuna di queste fasi ha comportato anni e anni di lavoro e di sacrifici. La cui somma sono per l'appunto un secolo e più di storia.

    Ma nell'entrare in questo 105° anno di attività, vorrei offrire uno scorcio sulla vita interna del Coopi, una volta tanto senza grandi immagini panoramiche. Vorrei dedicare qualche riflessione allo "Stammtisch", cioè alla nostra tavolata conviviale che si riunisce ogni settimana e che considero uno dei fattori che negli ultimi anni meglio hanno contribuito a rendere possibile il conseguimento di un traguardo, non certo ovvio né scontato.

    Lo "Stammtisch" -- che è anche il soggetto del quadro comensoliano con Ezio Canonica, Werther Ravaioli, Edda Ferrari-Burrino e altri, esposto da qualche decennio ormai al Coopi -- rappresenta una vecchia consuetudine, coltivata dai nostri predecessori e reintrodotta alcuni anni fa per impulso di Alexander Weber come spazio conviviale del comitato direttivo, spazio aperto a cooperatici, cooperatori e simpatizzanti nel quale ci occupiamo in modo informale di anticipare e prefigurare temi rilevanti per le nostre attività. Prefigurare, in questi anni di campane a morto, non è stato facile, perché dalla caduta del Psi in Italia alcuni avrebbero gradito mettere le manine anche sul centro estero socialista, per cancellarlo.

    Ma lo "Stammtisch" del Coopi ci ha aiutato a superare fasi anche drammatiche, con l'arma della serenità, un bicchiere di rosso, un piatto di penne fumanti, trasparenza, coscienza pulita... Tra gli animatori del nostro piccolo convivio per una grande idea che non muore vorrei qui menzionare, senza far torto a nessuno, coloro che hanno preso parte più assiduamente all'appuntamento settimanale. Oltre ai soci d'onore Mario Barino e Renzo Balmelli, cito Maria Ermano-Satta, Hanspeter Meyer, Maurizio Montana ed Alexander Weber. 

 
    Lo "Stammtisch" costituisce uno specchio abbastanza fedele dei pregi e difetti. In esso si riflettono le nostre capacità di "vedere" i problemi e prefigurare delle soluzioni, dicevo. Ma questo "specchio" ci aiuta anche nella consapevolezza, non meno preziosa, delle difficoltà e dei limiti che sempre accompagnano il nostro umano agire. Perché "per quanti sforzi tu faccia, alla fine resteranno sempre un profugo al quale non hai prestato sufficiente soccorso e uno squadrista al quale non hai sufficentemente riempito la faccia di schiaffoni", come mi disse Ettore Cella-Dezza, qualche settimana prima di spegnersi alla veneranda età di novant'anni.

    Personalmente, sono convinto che il metodo dialogico e conviviale potrà darci una mano ad affrontare le grandi sfide sociali che si stanno delineando all'orizzonte, a causa della crisi economica globale nella quale siamo entrati. 

    Sarebbe ingenuo illudersi che queste sfide non interpelleranno, uno a uno, anche ciascuno di noi. 
    Ed è saggio allora, a mio giudizio, consolidare il lavoro fatto nel Coopi affinché questra vecchia istituzione possa permetterci -- come luogo d'incontro -- di essere meno soli, indicando nel contempo un esempio di impegno politico, sociale, editoriale, ma nell'amicizia. Non come in certa sinistra dove tutti odiano tutti, divorati come sono da ambizioni elettoralistiche di bassa lega, che trasformano ogni compagno in un potenziale avversario.

    No. Occoorre più grandezza, bisogna saper guardare oltre il proprio orticello. E lavorare insieme agli altri, il che presuppone la capacità di apprezzarli, di valorizzarli, gli altri, e non quella pur tanto diffusa, di svilirli e umiliarli. Non dimentichiamo che il nostro socialismo umanista è anche e soprattutto un'attitudine morale, cioè di rapporto con gli altri, con ciascun singolo non meno che con l'umanità in generale.

    Perciò, per tutto ciò considero l'appuntamento dello "Stammtisch" una insostituibile riserva affettiva e umana. E per queste ragioni il valore del Coopi è destinato, secondo me, a crescere nei prossimi anni. Le difficoltà non sono certo finite, ma mi pare di vedere, quanto al Coopi, una luce in fondo al tunnel.

    Qualche giorno fa, a sera, guardando la sala da pranzo del Coopi, con attenzione, nel cercar d'immaginare come essa apparirebbe in una foto per internet (ne avevamo parlato poco prima proprio allo "Stammtisch"), mi sono reso conto, ancora una volta, della meravigliosa galleria comensoliana nella quale abbiamo il privilegio di trascorrere splendide ore conviviali.

    Sarà un effetto collaterale di "Piazza Cella", lo spazio urbano che la Città di Zurigo due settimane fa ha inaugurato con denominazione in italiano per onorare Erminia ed Ettore Cella, due grandi esponenti del Coopi, sarà quel che sarà, ma prima d'ora non ero mai stato così consapevole di questo sentimento: voglio davvero bene al luogo di questa nostra "idea che non muore". E so di non essere il solo in questo profondo affetto. Ho sinceramente fiducia che i frutti presto arriveranno. I fatti ci stanno dando ragione. La riscossa della sinistra italiana seguirà.

A tutte e a tutti un buon anniversario dal centro estero socialista.

mercoledì 18 marzo 2009

Zurigo, Piazza Cella

La città sulla Limmat inaugura il primo toponimo in lingua italiana e lo dedica a due figure storiche della Società Cooperativa, che il 18 marzo entra nel suo 105° anno di attività.

di Andrea Ermano

Si è svolta a Zurigo il 9 marzo scorso l'inaugurazione della "Piazza Cella", con scopertura della targa toponomastica (primo toponimo in lingua italiana in città), un bel discorso della municipale socialista zurighese Esther Maurer e la lettura di alcuni passaggi tratti da "Nonna Adele - Das Damoklesschwert" da parte dell'attore Francesco Fiordeponti (nella foto qui sotto: la targa toponomastica).

Ecco la dicitura:

Piazza Cella
Erminia Cella (1888-1959)
Wirtin im Restaurant "Cooperativo" (1935-1952),
damals Treffpunkt der antifaschistischen
italienischen Emigration und Mutter von
Ettore Cella (1913-2004),
Schauspieler und Regisseur.

In italiano: <<Piazza Cella - Erminia Cella (1888-1959), Gerente al Ristorante "Cooperativo" (1935-1952), allora punto d'incontro dell'emigrazione antifascista italiana, e madre di Ettore Cella (1913-2004), attore e regista>>

Alla cerimonia erano presenti una quarantina di persone, altre ad alcuni funzionari dell'amministrazione cittadina al seguito di Esther Maurer. Per la famiglia di Ettore c'era il suo compagno di una vita, Richard Lenggenhager, per la società Cooperativa hanno presenziato Amilcare Biagini (decano dei soci cooperatori e figlio del compagno co-fondatore Alessandro Biagini), il presidente emerito Sandro Simonitto e chi scrive.

 
Il problema della denominazione dello spazio urbano era stato posto da un comitato di abitanti  del quartiere, che chiedevano di battezzare il luogo "Piazza Angelo", dopo che un portinaio di nome Angelo era stato ucciso in quel luogo un anno fa.

L'amministrazione non ha ritenuto che quella denominazione fosse del tutto rispondente ai requisiti regolamentari e di legge, decidendo che il luogo venisse dedicato a Erminia ed Ettore Cella, in segno di riconoscenza nei riguardi di tutta la comunità italiana.

 
Crediamo di interpretare il comune sentire diffuso nelle nostre fila estendendo tale riconoscimento a tutte le altre comunità di lavoratori emigrati. Lo facciamo in quello spirito di fratellanza internazionalista che da sempre contraddistingue i socialisti e che ci pare più attuale che mai oggi, in un'epoca a forte vocazione cosmopolita.

martedì 3 marzo 2009

D'ora in poi...

A margine della denuncia cattolica per "omicidio volontario" nei riguardi di Beppino Englaro
di Andrea Ermano
"Signori, da ora comportatevi come se foste già indagati per omicidio", questa la frase con cui l'avvocato Campeis ha avvisato Beppino Englaro, il dott. Amato Del Monte e i sanitari udinesi dopo la firma del protocollo di comportamenti necessari per accompagnare Eluana alla morte.

Questo avveniva alla fine del gennaio scorso, come riferiscono i quotidiani di sabato 28 febbraio 2009, sui quali rimbalza la notizia: un esponente "pro-life" ha presentato la denuncia per "omicidio volontario aggravato" nei riguardi di tutti i firmatari del "protocollo". Secondo le cronache il denunciante dichiara di non avere solo denunciato il padre di Eluana, ma anche di pregare in suo favore.

Rifugge da queste ipocrisie Giuliano Ferrara e attacca a testa bassa il "circo mediatico giudiziario" reo di avere "perseguito per la ragazza il destino dell’eutanasia passiva". Un omicidio sarebbe stato fatto passare per un atto di carità: "In confronto Goebbels era un fanciullino", aggiunge il direttore del Foglio e conclude: "Non ho mai provato un simile schifo in vita mia". E questa sì che è una notizia apocalittica, dato che lo schifo appartiene anzitutto a chi lo percepisce. Davvero non sanno ciò che fanno quei dignitari vaticani e berlusconiani tanto solerti nel censurare il Presidente della Repubblica prendendo in bocca la categoria infuocata dell'assassinio? Ed è verosimile che tutti gli altri sbaglino?!

Sbaglierebbero, nel Caso Eluana, la corte europea dei diritti dell'uomo, la corte costituzionale, la corte di cassazione, i medici, i familiari e gli amici della famiglia. E poi sbaglierebbe anche tutto il resto del mondo giacché in nessun paese civile appare immaginabile una siffatta gazzarra.

Non da oggi assistiamo in Italia le ciclotimie dell'autoritarismo clerico-fascista, rappresentano un fenomeno non nuovo né episodico nel nostro Paese. Dopo la sconfitta del fascismo, Papa Giovanni, aveva avviato con il Concilio Vaticano II un tentativo di riforma, affinché non potesse mai più accadere che la Chiesa di Roma si ritrovasse regolarmente alleata, quando non addirittura ispiratrice, delle forze reazionarie, come era avvenuto varie volte nel corso del tempo, e da ultimo negli anni Trenta con il dilagare del fascismo europeo.

Ma forse allora non è un caso che nel giorno esatto dell'anniversario del Concilio il papa abbia riabilitato i lefebvriani, esponenti dell'estrema destra cattolica.

martedì 24 febbraio 2009

Eppur si muove

di Andrea Ermano
C'era una volta un autorevole economista ed ex parlamentare diessino reduce dal fallimento della Bicamerale, il professor Michele Salvati. Fu costui che lanciò una brillante idea: superare la vecchia fissazione socialdemocratica dentro un contenitore nuovo, leggero, liquido e molto sexy. Correva l'anno 2003 e si scrissero, nero su bianco, delle cose veramente fantastiche sul grande e assolutamente geniale progetto che doveva segnare l'inizio di una New Age italiana, lo spirito di Berlinguer rivestito di panni kennediani a riaprire il nostro famoso laboratorio di eccellenza... un modello per l'Europa e per il mondo intero. Fummo rivisitati dai fantasmi di Cesare e Traiano, Anchise, Enea e della vergine Cammilla, di Eurialo e Turno e Niso che annunciarono l'avvento del Veltro dantesco a riformar l'Italia "tra feltro e feltro".

Non furono avvistati altri pianeti abitati e forse per questo gli entusiasti nella loro Unio Mystica si astennero dal proclamarsi modello d'esportazione anche per i primi della classe nella costellazione Alpha Centauri. Detto fatto, decisero di chiamarlo "Partito Riformista" o qualcosa del genere. Inaugurarono alle europee del 2004 il nuovo veicolo, ma non fu un gran successo. E poi, quando gli eletti giunsero a Strasburgo, furono invitati a compilare i moduli d'iscrizione dei gruppi parlamentari, che rimasero quelli. I rutelliani, sfrattati dal PPI per mano berlusconica, finirono nel gruppo liberale dove vennero risocializzati da Marco Pannella e ne furono un po' scossi. Tutti gli altri restarono semplicemente nel PSE.

Poi arrivò il referendum sulla procreazione assistita e i socialisti di Boselli, percepiti come un inutile fardello laicista, vennero enucleati dal nuovo progetto riformista che assunse allora il nome di "Partito Democratico". In esso i DS con la Margherita convergevano in un processo di autoscioglimento a tappe forzate che eludeva tre nodi fondamentali: 1) l'ancoraggio socialista europeo, 2) la tutela degli interessi dei lavoratori e 3) la salvaguardia della laicità.

Un progetto indefinito in tutte e tre queste dimensioni apparve a molti completamente slegato dalla realtà. Ma il piano inclinato delle ambizioni di potere e delle forzature propagandistiche impedì ogni serio dibattito. Il gruppo dirigente del Pci-Pds-Ds stava conducendo la sinistra italiana al Capolinea, come disse Emanuele Macaluso, esponente storico del Pci, tirando nel 2007 le somme di un dialogo tra sordi: "Chi pensa che la nascita del Pd farà il miracolo, e il sistema politico funzionerà al punto da dare soluzione ai problemi... inganna se stesso e crea le condizioni di un fallimento le cui conseguenze saranno pagate da tutti”. E da queste colonne già un anno prima avevamo scritto, nel nostro piccolo, che se il Pci-Pds-Ds si fosse sciolto nel PD abbandonando l'approdo del socialismo democratico europeo e provocando dunque l'ennesima spaccatura all'interno della sinistra italiana e internazionale, ebbene più o meno questi tre effetti ne sarebbero verosimilmente conseguiti: 1) un notevole spostamento a destra dell'asse politico nel nostro Paese; 2) un sensibile spostamento a destra dell'asse politico europeo; 3) un lieve spostamento a destra dell'asse terrestre. Così avevamo scritto, nel nostro piccolo. E così è stato.

E vabene le primarie del partito nuovo leggero liquido molto sexy... Ma meglio tirare a campare che tirare le cuoia. Perché io preferisco le fatiche del navigar al naufragare dolce che sempre quest'orizzonte chiude tra il dire e il fare. Oplà, dire fare baciare lettera testamento. E fu così che il reggente colmò rapidamente la vacanza del leader divertente. Sette giorni netti. Un record.

Scherzi a parte, chapeau. E Franceschini non ha nemmeno eluso i nodi politici di cui dicevamo. "In Europa", ha detto, "non potremo mai stare in un luogo in cui non ci siano i socialisti europei". E ha aggiunto che il PD si batterà per l'unità sindacale e che "per tutti noi è inviolabile il principio sacro della laicità dello Stato".

A conclusione del suo discorso ha assunto questo impegno: ''Se mi eleggerete segretario il mio primo atto domani sarà a Ferrara. E, di fronte al castello Estense dove in una lunga notte del 1943 furono trucidati dalle squadre fasciste tredici cittadini innocenti e furono lasciati per ore sulle strade della città, perché li vedessero tutti, anche i ragazzi che andavano a scuola... Chiederò a mio padre, che ha 87 anni ed è stato un partigiano, di portare la sua vecchia copia della Costituzione Italiana e le giurerò fedeltà''.

Se son rose... Quanto all'alleanza con il PSE la verifica si avrà a breve. Quanto invece alla Costituzione – che afferma essere la Repubblica fondata sul lavoro (Art. 1) e dichiara l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge senza distinzione di religione o di opinioni politiche (Art. 3) -- vedremo se Franceschini saprà tener fermo il timone del PD rispetto alle stelle fisse del lavoro e della laicità. Per lo meno in merito a quest'ultimo punto, può contare su precedenti d'eccezione nei due maggiori leader del cattolicesimo democratico italiano, Luigi Sturzo e Alcide De Gasperi.

E però Dario Franceschini gode di un vantaggio rispetto ad essi: capeggia una forza politica non-democristiana. In altre parole: la sua base condivide per lo più il sistema di valori del riformismo europeo. Questo è un dato di fatto piuttosto consolidato, che si combina con questo leader che ha assunto questi impegni di antifascismo, laicità e laburismo... Ironia della storia, forse siamo di fronte a una costellazione effettivamente nuova, quanto meno per il nostro Paese, quanto meno nel suo secondo Dopoguerra.

Il sito del PD con il dicorso de suo neo-segretario:
http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=72295

martedì 10 febbraio 2009

Diktat bioetico per maggiordomi ?

Il Cavaliere e la Curia hanno sfidato il Capo dello Stato con conseguenze che nessun commentatore è in grado di ponderare. Resta da vedere come reagiranno il parlamento e il popolo italiano al più eclatante azzardo istituzionale dell'intera storia repubblicana. di Andrea Ermano

Immaginate di servire come cameriere in un locale e di veder entrare un Deputato o un Senatore della Repubblica. Avrete di che meditare. Non rischiano in fondo i parlamentari italiani di fare la figura, se non proprio dei camerieri, quanto meno dei maggiordomi? Maggiordomi e non camerieri, perché ricevono stipendi migliori. E ciò sia detto - absit iniuria - con tutto il dovuto rispetto per i camerieri, per i maggiordomi e naturalmente anche per i nostri parlamentari.

Di fatto, però, tra i banchi del Parlamento italiano vige oggi la legge del bancone di mescita: se servi troppo spesso un bicchiere di vin bianco quando te ne ordinano uno di rosso (o viceversa), vieni licenziato. Allo stesso modo un parlamentare, se preme il bottone verde anziché quello rosso (o viceversa), contraddicendo alle indicazioni del partito, non è ricandidabile oppure lo è ma in fondo al listone e quindi senza speranze di elezione.

La Costituzione nata dalla Resistenza parlerebbe di elezione senza vincoli di mandato, ma il condizionale è d'obbligo. E l'Italia è diventata una repubblica fondata sul Governo, che può catapultare in Parlamento decreti à discretion, o disegni di legge con procedura eventualmente urgente e corsia preferenziale, intimando che li si approvi a tambur battente, anche a colpi di fiducia.

E veniamo al caso Englaro.
Per Berlusconi Eluana «è una persona viva, respira in modo autonomo, le cui cellule cerebrali sono vive e mandano anche segnali elettrici. Una persona che potrebbe, per ipotesi, anche avere un figlio».

Giudicate voi. Questa è l'argomentazione bio-etica sulla base della quale il Cavaliere ha deciso di ricorrere alla decretazione d'urgenza, nonostante il preavviso negativo del Presidente della Repubblica.

L'urgenza di una legge si giustificherebbe in base alla necessità di salvare una vita innocente, dice il Cavaliere.
Ma Eluana è in un letto d'ospedale da diciassette anni, durante i quali il Parlamento non ha mai, nemmeno una volta, dedicato al tema del "testamento biologico" cinque minuti di dibattito legislativo.

I medici dicono che Eluana versa in uno "stato vegetativo persistente", noto anche come "morte corticale". In questi casi una riemersione nelle prime settimane è possibile e comporta buone probabilità di ripresa della coscienza. Dopo un anno, la possibilità che un paziente in stato vegetativo persistente riguadagni la coscienza risultano assai più scarse e comportano comunque importanti disabilità. Purtroppo, con l'aumentare del tempo le chance diminuiscono fino a scomparire del tutto.

Da quattordici anni i medici ritengono che la "morte corticale" di Eluana sia divenuta irreversibile. "Irreversibile" significa che non sussistono più i presupposti per un risveglio alla coscienza.

Il premier ha detto però di ritenere che la paziente potrebbe ancora riacquistare la coscienza. Ha parlato di "cellule cerebrali vive". E ha usato anche espressioni un po' così. Visto che non crede né ai medici né ai tribunali italiani, il presidente del Consiglio potrebbe aderire all'invito rivoltogli da Beppino Englaro "da padre a padre" affinché egli possa accertarsi in modo diretto delle reali condizioni in cui versa la donna.

Intervenendo proprio su questo tema, un grande luminare della medicina come Umberto Veronesi scrive: "Pensiamo a Terry Schiavo, il caso americano che ha infiammato le cronache internazionali perché, dopo grandi polemiche, la sua vita artificiale fu interrotta... Ebbene, all'autopsia, il cervello di Terry è risultato completamente devastato. Per cui è dimostrato che la ragazza non vedeva, non sentiva, non provava né fame né sete, né null'altro".

Se questo è il triste quadro clinico, cessare l'accanimento terapeutico sembrerebbe un atto di pietà. Non si comprende perché taluni cardinali parlino addirittura di "assassinio" e di violazione dell'umana dignità. Tanto più che la Corte europea per i diritti dell'uomo ha respinto le richieste di varie associazioni filo-vaticane considerando tali richieste "irricevibili" in quanto "i ricorrenti non hanno alcun legame diretto" con la paziente.

Aderendo invece alle richieste del padre, Beppino Englaro, l'ordine giudiziario italiano ha ritenuto "soddisfatti" entrambi i presupposti necessari per poter autorizzare l'interruzione dell'alimentazione artificiale nel caso in questione. I presupposti sono: 1) che «la condizione di stato vegetativo sia irreversibile e non vi sia alcun fondamento medico, secondo gli standard scientifici riconosciuti a livello internazionale, che lasci supporre la benché minima possibilità di un qualche recupero della coscienza», e che 2) sia provato in maniera chiara, univoca e convincente che il paziente, prima di perdere lo stato di coscienza, sarebbe stato contrario alla continuazione delle cure.

Stando così le cose, ci si chiede per quale ragione i nostri governanti (e il Vaticano) ritengano inattendibili i responsi delle corti d'Appello, di Cassazione e Costituzionale, oltre che le diagnosi mediche e la valutazione, si immagina molto sofferta, degli stessi genitori di Eluana.

Se il Govenro italiano o magari anche la Curia vaticana porteranno dinanzi all'opinione pubblica delle ragioni chiare circa le potenzialità di guarigione di Eluana, li ringrazieremo. Se non saranno in grado di farlo, dovrebbero forse iniziare a prepararsi a chiedere scusa, anzitutto a Beppino Englaro e alla sua famiglia.

Dal Quirinale, parecchie decine di metri sopra il livello del mare, ma anche sopra il livello di Palazzo Chigi e dei sacri palazzi romani, è giunta la seguente bocciatura: «Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha preso atto con rammarico della deliberazione da parte del Consiglio dei Ministri del decreto-legge relativo al caso Englaro. Avendo verificato che il testo approvato non supera le obiezioni di incostituzionalità da lui tempestivamente rappresentate e motivate, il Presidente ritiene di non poter procedere alla emanazione del decreto».

Inutile elencare qui le accuse fuoriuscite dalla bocca di Berlusconi: contro la Costituzione "sovietica", contro il presidente della Repubblica ecc.

Il capo dell'opposizione, Walter Veltroni, ritiene che il presidente del Consiglio abbia voluto "deliberatamente creare un incidente istituzionale". In effetti, Berlusconi e il segretario di Stato vaticano conoscevano entrambi il pensiero di Napolitano, che è il rappresentante di tutti e non il passacarte di qualcuno. Ma ormai il Cavaliere e la Curia hanno sfidato il Quirinale, con conseguenze che nessun commentatore è ancora in grado di ponderare.

Fin qui a grandi linee il caso Eluana. Che dire ancora?
Ritorniamo alla figura del maggiordomo. L'uso della decretazione d'urgenza è ormai giunto a tal punto che quasi tutte le leggi italiane vengono di fatto avallate dal potere legislativo sotto dettatura del potere esecutivo. I parlamentari si fanno maggiordomi delle segreterie. E il legislativo rischia di diventare il cameriere dell'esecutivo, ma quel che è peggio lo Stato italiano si ancella della Chiesa cattolica.

Ora che il Presidente della Repubblica ha negato la firma e il Presidente della Camera ha parlato di "grave errore" del governo, non resta che vedere come reagiranno il parlamento e il popolo al più eclatante azzardo istituzionale dell'intera